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Vitamina D, perché è importante tutto l’anno

La principale fonte di vitamina D è la sintesi endogena attraverso l’esposizione della pelle alla luce solare, che garantisce fino all’80% del fabbisogno giornaliero. Solo una piccola quota, circa il 20%, viene assunta tramite l’alimentazione (come pesce grasso, uova, latticini fortificati).

La vitamina D viene spesso associata ai mesi invernali, quando l’esposizione al sole diminuisce. Studi italiani hanno documentato una prevalenza elevata di livelli insufficienti di vitamina D nella popolazione, in particolare nei soggetti anziani, anche nei mesi soleggiati (2,3).

Comprendere questo aspetto è importante, perché la vitamina D svolge funzioni biologiche centrali: agisce come pro-ormone regolando l’equilibrio tra calcio e fosforo, contribuendo alla salute dell’apparato muscolo-scheletrico e influenzando la risposta immunitaria (1,6).


Il ruolo della vitamina D nella salute dell’organismo

La vitamina D svolge un ruolo fondamentale in diversi processi fisiologici. Il suo effetto più noto riguarda la salute dell’apparato muscolo-scheletrico: è essenziale per l’assorbimento intestinale del calcio e per il mantenimento dell’equilibrio tra calcio e fosforo (1).

Quando i livelli sono insufficienti, l’organismo non riesce a mineralizzare adeguatamente il tessuto osseo, con conseguente rischio di osteomalacia e, nel lungo termine, di osteoporosi e fratture, in particolare nelle persone anziane (1,2). Per questo motivo, le società scientifiche italiane includono la valutazione dello stato vitaminico nella gestione dei pazienti a rischio di fragilità ossea (3).

Oltre alla salute delle ossa, la vitamina D contribuisce alla funzione muscolare. Recettori specifici per la vitamina D sono presenti nel tessuto muscolare, e livelli adeguati sono associati a una migliore performance e forza muscolare (1). Questo aspetto è particolarmente rilevante negli anziani, nei quali la riduzione della forza rappresenta un importante fattore di rischio per le cadute e, di conseguenza, per le fratture (1).

Negli ultimi anni è stato inoltre chiarito il suo coinvolgimento nella regolazione del sistema immunitario. Le cellule immunitarie esprimono il recettore della vitamina D (VDR) e possono utilizzare questa molecola per modulare la risposta infiammatoria e la produzione di peptidi antimicrobici (6). Studi osservazionali hanno evidenziato associazioni tra bassi livelli di vitamina D e maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie, sebbene per alcuni esiti clinici la ricerca sia ancora in evoluzione (6).


Ipovitaminosi D: perché il sole non basta?

Il nostro corpo produce vitamina D quando la pelle è esposta ai raggi UVB del sole (1). Tuttavia, questa produzione dipende da numerosi fattori (1,4):

  • stagione (alle nostre latitudini la sintesi è ridotta nei mesi invernali);
  • età (la pelle anziana produce meno vitamina D);
  • pigmentazione cutanea;
  • uso di creme solari;
  • tempo trascorso in ambienti chiusi;
  • indice di massa corporea elevato.

Anche durante l’estate, quindi, l’esposizione al sole non garantisce automaticamente livelli adeguati di vitamina D in tutti i soggetti (1,4). Uno stile di vita prevalentemente indoor, con molte ore trascorse in ambienti chiusi e un uso regolare di fotoprotezione, può ridurre ulteriormente l’efficacia della sintesi cutanea.


Carenza di vitamina D in Italia: un problema che riguarda tutto l’anno

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, vivere in un Paese soleggiato non garantisce livelli adeguati di vitamina D. Studi italiani hanno documentato una prevalenza elevata di ipovitaminosi D, in particolare nella popolazione anziana (2,3).

In uno studio multicentrico condotto su donne anziane italiane, la maggioranza delle partecipanti presentava livelli di 25(OH)D inferiori ai valori considerati adeguati, con concentrazioni particolarmente basse alla fine dell’inverno (2). Le raccomandazioni delle società scientifiche italiane confermano che la carenza è frequente nei soggetti anziani, nelle persone istituzionalizzate e in altre categorie a rischio (3).

Anche dal punto di vista nutrizionale, l’apporto alimentare di vitamina D nella popolazione adulta italiana risulta generalmente inferiore ai livelli raccomandati (5).

Per questo motivo, la valutazione dello stato della vitamina D non dovrebbe basarsi unicamente sul calendario, ma su una considerazione dei fattori individuali e del profilo di rischio clinico (1,3).


Bibliografia

  1. Holick MF. Vitamin D deficiency. N Engl J Med. 2007;357(3):266–281.
  2. Isaia G, Giorgino R, Rini GB, Bevilacqua M, Maugeri D, Adami S. Prevalence of hypovitaminosis D in elderly women in Italy: clinical consequences and risk factors. Osteoporos Int. 2003;14(7):577–582.
  3. Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS). Raccomandazioni per la diagnosi e gestione della carenza di vitamina D. Aggiornamento 2022.
  4. Istituto Superiore di Sanità (ISS). Vitamina D ed esposizione solare. Epicentro – Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute. 2018.
  5. Nuti R, Martini G, Valenti R, et al. Vitamin D intake in Italian adults. Nutrients. 2024;16(2).
  6. Aranow C. Vitamin D and the immune system. J Investig Med. 2011;59(6):881–886.
  7. LeBoff MS, Chou SH, Murata EM, et al. Supplemental vitamin D and incident fractures in midlife and older adults. N Engl J Med. 2022;387(4):299–309.

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